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Agcom dice no al trucco del cambio di contratto della Telecom. Che succede adesso? Intanto, noi clienti ribelliamoci

Agcom dice no al trucco del cambio di contratto della Telecom. Che succede adesso? Intanto, noi clienti ribelliamoci

L’Agcom ha detto no, ma non sappiamo ancora cosa succede a 48 ore dell’avvio da parte della Telecom del “trucchetto”, che qualcun altro definisce in maniera molto più pesante, di far durare 28 giorni, invece di un mese, il peridodo di conteggio dell’abbonamento delle carte ricaricabili.

Un sistema che consente alla Telecom di aumentare di botto, senza tanti convenevoli, di quasi il 10 % i costi delle telefonate con il cellulare. Una cosa scoperta per caso e che i grandi giornali e le televisioni stanno continuando a tenere sotto silenzio. A conferma che a loro non interessa informare se la cosa può portare loro una tirata d’orecchie da uno dei più grossi inserzionisti italiani che vale per l’editoria del nostro Paese milioni e milioni di contributi l’anno.

Forse, così, è l’ora che i clienti facciano sentire la loro voce e si ribellino per pretendere di essere rispettati. Soprattutto che vengano informati per tempo e non scoprire per caso che sta per arrivare loro una bella fregatura con un aumento surrettizio dei costi delle telefonate.

Siamo in attesa di sapere cosa succede il 2 agosto, la data in cui il nuovo balzello viene applicato, perché anche se nessuno quasi ci crede, finalmente, qualcuno si è mosso a fermare un’operazione vergognosamente irrispettosa dei clienti.

L’Agcom contesta, infatti, la decisione unilaterale della Telecom di far scattare, anche per i vecchi contratti, la nuova fatturazione che non seguirà il tradizionale sistema mensile, bensì la scadenza delle quattro settimane. Un sistema in base alla quale, a fine anno, finiremo per pagare una mensilità in più.

E pensare che non dicevano niente a nessuno, neppure a quelli che da anni continuano a restare con Telecom senza sapere il perché e senza avere in cambio un minimo di riguardo da parte di una azienda da cui non sono considerati clienti, ma solo limoni da spremere fino all’ultima goccia.

I laici e furbi dirigenti Telecom, cui manca assolutamente ogni senso di “custome care”, e pensare che dispensano inglese a tutto spiano nella loro propaganda, invece di moltiplicare pani e pesci hanno comunque moltiplicato i costi dei loro clienti guardandosi bene, per altro, lo ripetiamo ancora una volta, di avvertirli adeguatamente.

Fortunatamente non tutti i “miracoli” riescono con il buco, anche se un sistema giornalistico complice di chi distribuisce pubblicità per milioni l’anno ha taciuto e continua a tacere. Clienti e lettori di giornali ribellatevi una buona volta!

Vediamo adesso cosa accadrà e come la Telecom, creata nei decenni dai soldi di noi italiani, prima che arrivassero gli eccezionali manager che ha avuto e che ha, risponderà all’Agcom la quale nel frattempo ha  passato la documentazione all’Antitrust per una valutazione sulla possibile esistenza di violazioni in materia di concorrenza.

E pensare che in Italia c’è  ancora qualche anima candida che crede che “privato” sia meglio di “pubblico”. Meglio per chi?

G.I.