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Ad Agrigento si abbattono le case abusive ricordando un’ordinanza del ’98 per esaltare il “cammino umano” mentre a Palmyra l’Isis si illude di cancellare la Storia

Ad Agrigento si abbattono le case abusive ricordando un’ordinanza del ’98 per esaltare il “cammino umano” mentre a Palmyra l’Isis si illude di cancellare la Storia

Alla fine qualcuno se n’è ricordato e almeno un muretto è stato buttato giù. E’ la Valle dei Templi di Agrigento dove pare che siano state realizzate nel corso degli ultimi decenni circa 600 costruzioni abusive: case vere e proprie, muretti, baracche.

Per anni ed anni sono stati chiusi entrambi gli occhi, fino a quando nel 1998 giunse un’ordinanza che sembrava destinata a rispondere alle richieste sempre più numerose, provenienti da più parti del mondo, dirette a fermare un vero e proprio scempio portato ad uno dei siti archeologici più belli ed interessanti del mondo.

Tutte pie illusioni. Non solo non si è ripristinato niente, ma si è addirittura continuato a costruire, in barba ad ogni migliore auspicio per un autentico rispetto ambientale ed artistico alle tante lacrime di coccodrillo versate anche dalle pubbliche autorità.

Certo, abbattere delle abitazioni non è mai simpatico per nessuno, ma c’è da dire che i proprietari hanno sempre saputo di agire in barba ad ogni norma ed anche, se proprio vogliamo dirla tutta, ad un minimo ed elementare rispetto che si dovrebbe sempre avere di fronte alla Storia e alla Cultura. Sì,  Agrigento merita che si usino le maiuscole quando si parla del patrimonio particolare che noi esseri umani abbiamo avuto la fortuna di riceve in dote proprio nella sua Valle.

Un patrimonio, assieme a quello del resto del mondo, che abbiamo il dovere di trasferire alla prossime generazioni, se possibile, nelle condizioni ancora migliori rispetto a quelle in cui l’abbiamo trovato.

Ciò vale a maggior ragione in queste ore quando siamo costretti da una ideologia assurda e disumana ad assistere alla distruzione di Palmyra da parte dei folli dell’Isis i quali confondono la loro fede in Dio, ammesso che questo Dio lo amino davvero, con la distruzione di ciò che comunque fa parte del “cammino umano” e che, quindi, per sua natura, anche involontariamente ed inconsapevolmente, spesso finisce per essere una lode rivolta anche verso di Lui.

Così, mentre auspichiamo che le ruspe siano fermate nella dolce Palmyra, speriamo proprio che quelle di Agrigento ci restituiscano interamente il patrimonio che i nostri figli meritano nella sua piena integrità.

G.I.