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Accordo per 2 anni rinnovabile: nuova base militare italiana in Corno d’Africa contro i pirati somali dell’ Oceano Indiano

Accordo per 2 anni rinnovabile:  nuova base militare italiana in Corno d’Africa  contro i pirati somali dell’ Oceano Indiano

Sorgerà tra le dune desertiche della penisola di Gibuti, nel corno d’Africa, nel bel mezzo di due strutture analoghe, un deposito di munizioni francese ed una base americana .Non si tratta di un villaggio vacanze o di un’oasi turistica destinata ai vacanzieri nostrani che prediligono le acque dell’Oceano indiano ma di una base per le nostre Forze Armate. Un operazione nata in gran segreto della quale non se ne trova traccia sui siti ufficiali dei ministeri degli Esteri e della Difesa, ma che è il frutto di un accordo stipulato nel gennaio di quest’anno e perfezionato nello scorso maggio tra i ministeri degli Esteri somalo e italiano nel quadro della lotta al terrorismo internazionale.

Può sembrare un semplice accordo per cooperare con la Repubblica di Gibuti nella lotta alla pirateria somala del Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. Questo è avvenuto alcuni giorni addietro e la stampa locale gibutiana, dell’Eritrea, dell’Etiopia e non solo, ha dato molto risalto a questo “protocollo” firmato dal Governo italiano e quello di Gibuti. Questo accordo prevede nuove regole per la presenza di forze armate italiane a Gibuti e la definizione concordata circa lo “status” del personale militare e civile del Ministero della Difesa italiano.

gibuti4Inoltre, la durata dell’accordo è di due anni, rinnovabili, e oltre agli aspetti legati alla pirateria marittima, sono previsti programmi-progetti di cooperazione tra le Forze armate fra i due Paesi, con l’obiettivo di aumentare la capacità operativa dei militari di Gibuti con istruttori italiani. Proprio in queste ore nel Corno d’Africa è sbarcata una squadra di carabinieri italiani destinati proprio all’addestramento delle Forze di Polizia di quel Paese.

La piccola Repubblica di Gibuti, situata tra il Corno d’Africa e lo stretto di Bab el Mandeb, sbocco del Mar Rosso sull’Oceano Indiano, è strategicamente importante per la sua posizione geografica, al confine con la Somalia. Per questo, Gibuti (Djibouti) può rispondere a quel desiderio da parte dell’Italia di realizzare una “presenza” significativa proprio in Mar Rosso, tanto raccomandata dall’ex ministro La Russa del governo Berlusconi già dal 2010.

Proprio lo scorso 8 maggio 2012, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge n.58 riguardante la partecipazione italiana alla missione di osservatori militari delle nazioni unite in Siria, di cui alla risoluzione 2043 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per la prima volta, sono state autorizzate dal provvedimento, per tutto il 2012, le spese relative alla gibuti3partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite nella Repubblica del Sud Sudan denominata UNMISS (United Nations Mission in the Republic of South Sudan) e quelle relative alla cessione a titolo gratuito da parte del Ministero della difesa alle Forze armate della Repubblica di Gibuti di mezzi di trasporto e logistici, conseguenti all’attività di cooperazione con la Repubblica di Gibuti nel settore della difesa prevista dall’Accordo del 20 aprile 2002, ratificato con la legge 327 del 2003.

E proprio in tale quadro è stato stabilito che sarà di 430 mila euro la prima tranche di pagamento per l’apertura di una base militare tricolore sul territorio del piccolo paese africano. L’operazione è finalizzata alla lotta contro la pirateria che tanti problemi ha causato (anche) alle nostri navi transitanti nel golfo di Aden: da qui è possibile controllare lo stretto marittimo di Bab el-Mandeb, tappa obbligata per i mercantili che attraversano l’area, dove ogni giorno passano oltre tre milioni di barili di greggio.

Proprio per questo motivo, diversi Paesi occidentali hanno cercato di essere presenti nel piccolo Stato africano: Usa, Francia, Giappone, e ora anche l’Italia. L’accordo stipulato con la repubblica del Corno d’Africa prevede, come detto, la gibuti9cessione di mezzi militari in dotazione al nostro esercito: 40 autocarri Iveco ACM80, acquistati negli anni Novanta e prossimi alla sostituzione, per la cui manutenzione verranno spesi 316 mila euro, quattro veicoli VM90, dieci barchini, autocisterne, un’autobotte e autogru.

Gibuti, viene chiamata, dal punto di vista economico-marittimo, la “piccola Suez”, per via degli scambi commerciali tra l’Oriente e l’Africa; oggi, dopo aver conquistato pace e democrazia, il paese si apre ad un turismo sostenibile sia per il suo territorio che per la ricchezza del suo mare, con caratteristiche oceaniche e le peculiarità del Mar Rosso. Oggi, per il Ministero della Difesa italiana diventa importante l’essere presente con una “base”; attualmente a Gibuti sono presenti una base francese con una mezza Brigata della Legione straniera, una base di Marines USA con un battaglione ed una squadra navale NATO multinazionale per garantire sicurezza contro la pirateria somala mediante un corridoio navale protetto.

Enrico Barone