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“A mezzanotte, la libertà”: l’India indipendente 67 anni fa Lungo, contrastato “cammino” tra magie di colori, pace e violenza

“A mezzanotte, la libertà”:  l’India indipendente 67 anni fa  Lungo, contrastato “cammino”  tra magie di colori, pace e violenza

Nella notte tra il 14 ed il 15 Agosto, l’India ricorda. Al Forte Rosso di New Delhi si terranno le cerimonie per la ricorrenza del giorno dell’Indipendenza.

Il 15 Agosto saranno trascorsi 67 anni da quando lord Mountbatten lasciò il suo ruolo di viceré dell’India, sancendo così l’indipendenza del paese dai colonizzatori britannici. Allora l’India si ritrovò libera e divisa in due stati: l’India, appunto, ed il Pakistan.

Gandhi, il leader della non violenza, Nheru che fu il primo ministro dell’ India indipendente, Jinnah del Pakistan, sono gli uomini che tanto si impegnarono per porre fine al colonialismo dei britannici. Ma il tutto non avvenne senza violenza.

Al contrario, ci furono numerosi massacri e scontri. Alla fine, comunque, i Britannici dovettero rinunciare a questa colonia: un paese enorme e ricchissimo di risorse naturali.
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Questa terra, in realtà, nei secoli, era stata meta ambita di vari popoli: gli ariani dal centro Europa, i Persiani, i Mongoli che, dopo vari tentativi di invasione, si insediarono nel paese. Alessandro il Grande ci provò. Anche Colombo voleva andare in India, ma si fermò nell’odierna America.

Non bisogna poi dimenticare i portoghesi che commerciavano con l’India per le loro spezie. Le colonie francesi e infine i Britannici che, però, rimasero come colonizzatori per duecento anni, fino appunto all’indipendenza nel 1947 e alla nascita dell’India moderna.

Via quindi la bandiera del Regno Unito e su quella indiana, che in realtà fu disegnata 24 giorni prima della data dell’indipendenza. I suoi colori hanno ognuno un particolare significato: il giallo zafferano indica che i governanti devono essere indifferenti ai guadagni materiali e dedicarsi al loro lavoro per il bene del Paese; il bianco che, al centro, significa la luce, il sentiero di verità che illumina il loro comportamento; il verde, in fondo alla bandiera, si riferisce al suolo, la relazione con la vita delle piante, dalla quale dipende ogni altra vita; al centro c’è il “chakra”, la ruota blu, che rappresenta”il dinamismo di un cambiamento pacifico” e le virtù e i principi che devono regolare chi lavora sotto questa bandiera.
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Con le premesse dettate dai principi ispiratori della bandiera nazionale, l’India indipendente nasceva sotto ottimi auspici, ma purtroppo addirittura Gandhi, il padre della non violenza, neppure un anno dopo, venne ucciso da un estremista hindu.

L’India, che oggi conta più di un miliardo di abitanti, è divisa in 28 stati federati, con governi e parlamenti autonomi, e 7 territori. New Delhi, uno di questi, a sua volta, è divisa in distretti.

Gli stati furono formati su una base di rispetto delle etnie e delle lingue. Queste ultime sono 22, anche se quella ufficiale è l’Hindu, e poi l’inglese che si può usare per scopi ufficiali.
L’India é una repubblica democratica con un sistema di governo parlamentare.
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Chi ha avuto l’opportunità di visitare l’India, di solito è rimasto affascinato dalla moltitudine di persone, dai colori sgargianti, dagli odori delle spezie, e da una sorta di misticismo e pace, immagini che appaiono tali perché sono dirompenti rispetto a quanto siamo abituati nel nostro paese. Ma c’è molto di più: a volte, anche contrasti e contraddizioni evidenti .

In realtà, potremmo vedere i più poveri tra i poveri di Madre Teresa, a milioni; o alcuni fra gli uomini più ricchi al mondo, imprenditori nei settori più vari, da quello automobilistico, alla produzione dell’acciaio, a quello del petrolio o del gas, ma anche nel settore tessile e molti altri.

Questo paese è ai primi posti al mondo nella ricerca e sviluppo delle tecnologie di informazione e nella produzione di software ed elettronica, tanto da far definire, dalla stampa americana, la zona di Bangalore, la “Silicon Valley” indiana.
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L’India ha una completa autosufficienza nell’agricoltura, e accoglie milioni di turisti vuoi per la catena dell’Himalaya, le grandi città, o le coste e le sue isole.
Indubbiamente, questo paese può festeggiare con orgoglio il progresso fatto in cinquanta anni, passando da paese colonizzato a quello che è oggi.

Restano, pur tuttavia, degli stridori evidenti tra sviluppo e feudalesimo, tra l’essere il Paese governato per oltre 17 anni da Indira Gandhi e le continue violenze e stupri che, a migliaia ogni anno, vengono consumati contro le donne, tra il possesso della bomba atomica e di un sommergibile nucleare e le centinaia di migliaia di villaggi, quei villaggi tanto amati dal “mahatma” Gandhi, che sono senza luce ed acqua corrente.

Tra la più grande industria cinematografica al mondo dopo quella statunitense ad essere ancora il focolaio di alcune delle malattie oramai debellate negli altri cinque continenti.
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Per non parlare, infine, dello stridore che molte volte colpisce noi occidentali affascinati dalla ricerca della pura meditazione assoluta e, contemporaneamente, assistere a scoppi di violenza incontrollata di massa contro i musulmani del Kashmir o i cristiani di altre regioni.

Di quel 15 Agosto del 1947, resta comunque lo spirito del “cammino” che l’India di Gandhi e Nheru volle prendere sul grande sentiero, bello ma accidentato, della democrazia.

Lucilla Verticchio