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A Gaeta tra il mare e la storia

A Gaeta tra il mare e la storia

Gaeta, cittadina che trasuda di storia. Una visita da non perdere per conoscere luoghi incantati facilmente raggiungibili da Roma. A centoventi chilometri dalla capitale, due ore scarse di comoda strada, è possibile raggiungere appunto la bellissima Gaeta, un porto rinomato situato nel mar Tirreno e incastonato tra dieci chilometri di spiaggia lungo la costa della Scissura ai piedi del monte Circeo.

Località famosa, non solo per aver ospitato uno dei tre reclusori militari d’Italia, dove tra l’altro fu detenuto Herbert Kappler, l’ufficiale tedesco che nel 1944 si macchiò dell’orribile strage perpetrata dai nazisti alle Fosse Ardeatine. A Gaeta trovò rifugio anche papa Pio XI dal 1848 al 1849, che preferì in quel di Gaeta piuttosto che rifugiarsi in Francia. Ma non solo. Gaeta è cittadina dal lungo passato.

Gaeta dove le bellezze naturali del paesaggio si fondono assieme alla Storia che nel corso dei secoli egli anni ha contrassegnato questa terra. Una terra che seppe ispirare il poeta Omero che nell’Odissea localizzo sulle spiagge del Circeo la grotta della maga Circe dove Ulisse e i suoi compagni di ritorno dalla guerra di Troia trovarono rifugio. Restando prigionieri di quella maga che, secondo la leggenda, sulle spiagge di Gaeta trasformava gli uomini in porci.

gaeta22ll sommo poeta Virgilio nella sua “Eneide” dette a quella zona leggermente più a nord di quella dello sbarco di Ulisse il nome della nutrice di Enea, “Cajeta”, sepolta dall’eroe troiano proprio in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Circostanza confermata da Dante, quasi a significare la storicità dell’Eneide. In ogni caso, le e origini del nome di Gaeta rimangono tuttora avvolte nella leggenda.

Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, consoli e famosi senatori dell’epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all’Appia.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando, di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell’Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto “Augusto”. Con la decadenza dell’Impero Romano d’Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi da parte delle popolazioni barbariche prima e dei saraceni poi.

Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un “castrum”: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando. Sulla zona alta dell’antico borgo medioevale fu edificato il castello di Gaeta a difesa dell’abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all’interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

gaeta32 fortezzaLe prime notizie del castello risalgono al VI secolo d.C. nella guerra contro i Goti, nel X secolo. Se ne fa cenno all’interno delle carte del “Codex”, ma notizie certe della sua esistenza si hanno nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti, Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini del suo regno. Nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all’epoca).

Già nell’VIII secolo d.C. Gaeta si rese autonoma dall’autorità imperiale Il Ducato di Gaeta nacque ufficialmente solo un secolo dopo, quando nel 917 Giovanni I Caetani assunse il titolo di duca di Gaeta.. Il ducato durò per circa due secoli, durante i quali la città ebbe una propria solidità militare, un’autonomia politica dall’Impero Romano d’Oriente, un’autonomia giurisdizionale, una propria moneta (il “follaro”) ed era dedita ai ricchi traffici commerciali via mare.

I Gaetani (o Caetani) mantennero il dominio sulla città di Gaeta fino all’inizio dell’XII secolo
Durante il periodo Angioino, invece, (1266-1435) la città tornò alla ribalta . Dal 1378 Gaeta fu per qualche anno la residenza dell’antipapa Clemente VII.

Un paio di secoli dopo, il 20 giugno 1571 il comandante della flotta pontificia, Marcantonio Colonna, aveva ricevuto dal gaeta7_chiesa_san_francescoPapa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia. L’ammiraglio Colonna, nella grande chiesa, davanti a Sant’Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai. La battaglia navale tra la flotta della “Lega Santa” e quella dell’Impero Ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto.

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone. Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana per opera di Giuseppe Mazzini. Vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di “Secondo Stato della Chiesa”. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX fu illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d’Oro e proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione al suo ritorno a Roma.

Dopo l’unità d’Italia del 1861, il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto l’azione dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di Comune di Elena in onore dell’allora principessa Elena, futura regina d’Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, gaeta31 4247-1318803096i Comuni di Gaeta e di Elena furono uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Borgo di Gaeta oggi s’identifica come rione Porto Salvo. La città, storicamente parte dell’antica provincia di Terra di Lavoro in Campania, divenne parte del Lazio nel periodo fascista, quando venne incorporata nella nascente Provincia di Littoria (Latina).

Gaeta non racchiude solo vestigia storiche. Anche i suoi dintorni sono località che meritano di farvi una puntata. Come non visitare le grotte di Sperlonga località cara all’imperatore Tiberio che ne fece la sua dimora estiva. Come dimenticare la Tomba di Cicerone situata a 20 chilometri di distanza in direzione di Formia? Sulla sinistra della via Appia, s’innalza un sepolcro di età augustea, a pianta centrale e cilindro cementizio, un tempo rivestito di marmo, comunemente noto come Tomba di Cicerone, perché la tradizione lo lega alla morte del grande retore.

Si vuole che Cicerone, dopo un tentativo di fuga per mare, per sottrarsi alla vendetta di Marco Antonio, sia stato assassinato nella sua villa, il Formianum, o sulla lettiga con la quale si faceva trasportare. La tradizione individua sulla collina retrostante la tomba di Cicerone il sepolcro di sua figlia Tulliola, ancora visibile lungo il pendio, dal quale proviene una statua femminile oggi esposta nel Museo Archeologico

I prodotti tipici locali possono essere gustati nei ristoranti che usano ancora antiche ricette. La cucina gaetana offre un vasto assortimento di prodotti gastronomici, da quelli di campagna a quelli di mare: è fatta di cose semplici e naturali, dal pesce del mare gaeta50 mpreseche bagna la città ai prodotti della terra. I numerosi punti di ristoro dislocati negli storici locali della cittadella sono a testimoniare l’interesse dei gaetani per l’arte culinaria, al punto che addirittura una chiesa (Santa Maria della Sorresca) è legata a questa antica tradizione.

Nella cucina gaetana sono molti i piatti a base di pesce. Zuppa o pesce all’acqua pazza dal delicato sapore, fritture, spiedini, pesci arrostiti, squisite le triglie, e la scapece (da Apicio, autore latino di una raccolta di ricette gastronomiche). Questa è una salsa gaetana con la quale si condisce il pesce azzurro come alici, sarde, sgombri: si tratta di una salsa semplice ma gustosissima che si ottiene amalgamando in un mortaio aceto, olio, sale, mentuccia e peperoncino. L’intingolo si versa sul pesce già in precedenza fritto che si lascia marinare per almeno due ore.

La “tiella” è una specialità, una pietanza che rappresenta la sintesi delle risorse alimentari principali della città: i suoi ingredienti gaeta40 TrancioTiellaPolpiprovengono da prodotti del mare e della terra. Non c’è ristorante, trattoria, pizzeria o anche fast food oggi a Gaeta che sia privo della famosa tiella (cozze, sarde, polpi, calamaretti, spinaci, cipolla, scarola, baccalà, ecc.), che ha certamente una matrice popolana in quanto apprezzata da pescatori e contadini che la consumavano in luogo del “panino” farcito di salumi e formaggi durante il pasto del mezzogiorno

In ogni piatto, quasi indispensabile è la presenza delle olive nere di Gaeta: un frutto marrone scuro, carnoso e molto gustoso il cui osso si snocciola facilmente e si presenta pulito, senza cioè residui di polpa. Gaeta, verso la fine del 1400 era uno dei più importanti mercati dell’olio nel bacino Mediterraneo. Nei frantoi collettivi, collocati nei numerosi monasteri gaetani, i monaci macinavano le olive in cambio di una quantità d’olio che rimaneva al monastero come dazio o gabella.

Beatrice Zamponi