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A due mesi dalla scomparsa di Giulio Andreotti, è morto il fratello Francesco, già capo dei vigili urbani di Roma.

Tra un mese avrebbe compiuto cento anni. Fu comandante per diversi anni della polizia municipale di Roma con i sindaci Clelio Darida e Giulio Carlo Argan. All’epoca, le circoscrizioni erano un’espressione geografica, la Regione Lazio non esisteva ancora. Erano gli ultimi anni della Roma democristiana, quelli che precedettero la prima “giunta rossa” guidata, appunto, dal professor Giulio Carlo Argan, eletto come indipendente nel Pci e sostenuto da Psdi, Psi, con l’appoggio esterno del Pri. Il traffico era già diventato il nuovo assillo dei romani. I politici anche allora giravano con la sirena pronta all’uso e la scorta anti-terrorismo. Un chilo di pane costava 271 lire, un paio di scarpe circa 10 mila.

Correva voce che un giorno Papa Paolo VI si complimentò con capo dei vigili urbani per come in quella Roma, già blindata, era stata organizzata una cerimonia in Vaticano. I complimenti erano rivolti proprio a lui, al comandante Andreotti. Che agli amici confidò: ”Si vede proprio che Sua santità vive aldilà del Tevere, perché nonostante i miei sforzi il traffico romano è ancora un casino”. Un’altra volta un automobilista lo minacciò: ”Badi a quello che fa, perché se voglio posso arrivare anche ad Andreotti”. E lui di rimando: ”Gli porti i miei saluti…”.

Red