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A Detroit una nuova Ilva americana? Montagne di carbone per far petrolio

A Detroit una nuova Ilva americana?  Montagne di carbone per far petrolio

La montagna di carbone é improvvisamente cresciuta a Detroit, sulle rive dell’omonimo fiume. Rischia di diventare una caratteristica di molte aree di stoccaggio, negli Usa e in Canada, del materiale di risulta del lavoro di estrazione del petrolio dalle sciste bituminose – “pet-coke” – provenienti dalla regione canadese dell’Alberta. Soprattutto c’é chi teme che possa crearsi una Ilva nord americana.

Si tratta di imponenti cumuli di sabbia catramosa apparsi a formare l’equivalente di un edificio di tre piani. La cosa non piace affatto agli abitanti della città industriale statunitense, così come a quelli della ridente cittadina canadese di Windsor, giusto al di là del fiume.

“Questo è più sporco tra i combustibili più sporchi,” tuona al “The Guardian” Gary Peters, un politico democratico del Michigan rappresentante dell’area in cui la montagna si é accumulata. “Abbiamo bisogno di sapere di più su questo materiale e l’impatto sulla comunità,” ha detto. “Non penso che se ne sappia abbastanza.” Pertanto, egli ha presentato al Congresso la richiesta di avviare un’indagine al riguardo.

Il “pet-coke” è costituito quasi interamente di carbonio, il che significa che produce più emissioni di gas serra di quanto non facciano l’olio di catrame di carbone o le sabbie. Soprattutto se bruciato per produrre energia elettrica.

The human cost of Detroit's petroleum cokeAlcune qualità di “pet-coke” possono essere utilizzate per la lavorazione dell’acciaio. Quello accumulando a Detroit, però, presenta un alto contenuto di zolfo ed altre impurità. Il che significa che può essere utilizzato solo per produrre elettricità, con un pesante impatto per il clima e per la qualità dell’aria.

Il deposito contestato a Detroit è di proprietà della Koch Carbon, controllata dai fratelli Koch. Sono dei miliardari del petrolio e sostenitori di gruppi ultra-conservatori. Secondo “The Guardian”, i Kock finanziano i gruppi antiambientalisti che lavorano per screditare la scienza del clima e l’azione di blocco a tutte le cause dei cambiamenti climatici. La Koch Carbon non ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dal giornale londinese.

I residenti di Windsor e di Detroit si stanno lamentando per la nuvola di polvere nera che soffia via dai tumuli, lasciati scoperti. Proprio un’Ilva alla americano- canadese, insomma.

“La gente intorno a quella zona, soprattutto in condizioni di vento, dice che il materiale finisce nelle case”, dice Peters, il quale si chiede: “Cosa succederà quando l’acqua piovana trasporterà il materiale, ad alto contenuto di zolfo e di metalli pesanti, nel fiume?” Peters ed altri stanno facendo pressione per ottenere maggiori controlli ed un chiarimento di quello che sembra costituire un vero e proprio guazzabuglio di norme destinate a disciplinare il deposito ed il trasporto del “pet-coke”. Alcuni stati Usa, come la California, richiedono obbligatoriamente che il “pet-coke” venga tenuto coperto. Altri stati, invece, seguono linee guida molto meno dettagliate.

Petcoke piles along the Detroit river.“Lo sviluppo della produzione dalla sabbie bituminose, in particolare provenienti dalla regione di Alberta, ha aumentato drasticamente la quantità di “pet-coke” utilizzato per la raffinazione e le raffinerie statunitensi sono sopraffatte”, dice Deborah Gordon, analista del clima presso il “Carnegie Endowment for International Peace”.

Ogni barile di greggio prodotto in Alberta dalle sabbie bituminose produce tra i 30 e i 60 chili di “pet-coke”. Nel maggio 2012, Alberta aveva accumulato 70 milioni di tonnellate di materiale di scarto. Fino ad ora, il “ pet-coke” era stato smaltito in Asia o nell’Europa meridionale come alternativa più economica al carbone.
La maggior parte delle centrali elettriche negli Stati Uniti o in Canada, infatti, non bruciano ”pet-coke”, perché troppo inquinante. Bruciare “pet-coke” per l’energia elettrica richiede costose attrezzature per ripulirlo dallo zolfo. Un impianto della Nuova Scozia ha, comunque, annunciato di iniziare ad utilizzarlo proprio partendo da quello che forma il tumulo di Detroit.

John Balcony