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110 e lode e i bamboccioni

110 e lode e i bamboccioni

“Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21“, dice agli studenti universitari il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante un convegno sulla formazione e l’orientamento.

Il mercato del lavoro non aspetta, aggiunge, “e i Italia abbiamo un problema gigantesco: il tempo! I nostri giovani laureati arrivano al mercato del lavoro in gravissimo ritardo”.

Quanto affermato dal ministro è in parte vero. Dimentica solo un particolare fondamentale: che il 44% della popolazione giovanile italiana è disoccupata semplicemente perché il lavoro per i nostri giovani laureati non c’è, con laurea o senza.

Dimentica pure che i ragazzi che hanno la fortuna di beneficiare di un Erasmus all’estero nel 50% dei casi sono poi assunti da aziende straniere per la loro preparazione universitaria e il loro impegno professionale. Dimentica pure che il voto della laurea ha una valenza importante nel caso partecipi ai pochi concorsi pubblici.

La precarietà non riguarda solo il manovale, riguarda ormai tutti i giovani intellettuali, le università, i medici, gli avvocati, gli ingegneri. Negli ultimi 20 anni, ci sono state ingenti ondate di trasferimento della ricchezza dal lavoro al capitale e alla rendita. Il 10% della popolazione più ricca ha ormai quasi tutto l’ammontare della ricchezza di una nazione. Per questo molti studenti preferiscono prendere la via dell’estero, sperando in una condizione sociale migliore di quanto potrebbero ottenere in Italia.

Già nel 2007, il Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, aveva bonariamente affermato nel corso di un’audizione di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato: “mandiamo i bamboccioni fuori di casa”. Il ministro fa riferimento alla norma che prevede agevolazioni sugli affitti per i più giovani. «Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. L’affermazione del Ministro risale all’anno prima della crisi economica mondiale iniziata con il fallimento della Lehman Brothers che coinvolse il mondo intero.

A quasi dieci anni di distanza dall’inizio della crisi monetaria internazionale la maggior parte dei paesi europei non riesce ancora a dare segnali concreti di ripresa economica. Ed è in questo contesto di crisi industriale ed economica che gli spazi si sono ulteriormente ridotti anche per coloro che si laureano molto giovani. L’invito del Ministro a laurearsi al più presto è valido solo se il mondo del lavoro assorbisse finalmente i nuovi dirigenti di domani. Altrimenti sono parole al vento.

Giuliano Poletti del partito democratico, come altri due ministri del governo Renzi, sono stati fortunati a diventare Ministri della Repubblica italiana anche se privi di laurea. Ma molti ragazzi non hanno la fortuna di appartenere a un ambiente sociale che spesso “aiuta” a intraprendere carriere fulminanti come a volte avviene per i politici di professione.

E allora, auguriamo ai nostri giovani laureati di avere almeno la soddisfazione di prendere 110 con lode a 28 anni, e di non accontentarsi di un 97 a 21, c on la prospettiva, poi, di essere parcheggiato per anni e accettare infine un lavoro al solito call center di un piccolo centro per dire cinque giorni a settimana: pronto?…

Giuseppe Careri