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Siria: 50 morti nei bombardamenti di ospedale e scuole. Scambi di accuse tra Usa, Russia, Turchia

Siria: 50 morti nei bombardamenti di ospedale e scuole. Scambi di accuse tra Usa, Russia, Turchia

Sono almeno 50 i morti raccolti tra le macerie di cinque ospedali e di un paio di scuole bombardati nel corso di nuovi attacchi aerei nel nord della Siria provocando decine di morti e feriti. Adesso ci si chiede quali possano essere le possibilità che si giunga alla tregua cui lavorano da mesi le diplomazie internazionali.

Russia, Stati Uniti e Turchia si scambiano accuse e parlano di crimini di guerra mentre Medici Senza Frontiere denuncia che, seguito del bombardamento del loro ospedale di Maarat al-Numan, otto membri del personale dell’organizzazione umanitaria internazionale sono considerati dispersi.

La Russia è accusata di essere la responsabile di questi bombardamenti anche se non è ancora chiaro se esistano precise prove che possano confermare la paternità russa degli attacchi.

E’ il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha sostenere che sia stato un missile russo a colpire l’ospedale di Azaz dove 10 persone sono state ritrovate morte in una struttura ospedaliera.

La questione dei bombardamenti russi, iniziati nel settembre del 2015, allorquando Putin ha deciso di intervenire direttamente a sostegno dell’alleato Bashar al Assad, ha surriscaldato il clima internazionale negli ultimi giorni  e solo una telefonata diretta tra  il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il Presidente della Russia, Vladimir Putin sembrava aver evitato il peggio e fare in modo che si possa giungere ad una tregua tra le autorità di Damasco ed in ribelli che non fanno parte né dell’Isis, o Daesh, né dei gruppi legati ad al- Qaeda.

Questa tregua, appena annunciata per la prossima settimana, da parte del Segretario di Stato americano, John Kerry, non è vista molto favorevolmente dai gruppi ribelli sostenuti dall’Arabia Saudita che da tempo chiedono prima la cessazione dei bombardamenti da parte dei russi.

Una richiesta avanzata ancora una volta sia dagli Stati Uniti, sia da parte della Francia, oltre che da parte di tutto il fronte sunnita che, come ha ribadito ancora una volta il governo saudita, vuole che Bashar al- Assad lasci il potere.

La situazione in queste ore è stata resa ancora più complicata dai bombardamenti effettuati dalla Turchia nel nord della Siria contro le milizie curde del Partito Ypg, fino ad oggi sostenute da Washington e capaci di conquistare una larga area verso il confine con la Turchia a danno dell’Isis .

Gli Stati Uniti hanno chiesto ad Ankara di fermare immediatamente le loro operazioni militari contro i curdi e di concentrarsi nella lotta contro i terroristi islamisti sostenitori del Califfato islamico.

Arabia Saudita, intanto, riverbera ancora la possibilità di inviare truppe sul terreno per combattere contro l’Isis, ma tutti pensano che lo farebbe per scontrarsi anche con le truppe di Damasco. La stessa minaccia viene dalla Turchia la quale, intanto, ha accolto in una propria base alcuni jet sauditi da utilizzare per effettuare bombardamenti in Siria.

Così, quella che sembrava una certezza sull’avvio della tregua, in grado di portare assistenza alle martoriate popolazioni siriane, potrebbe trasformarsi invece solo in un’ipotesi mentre i russi lamentando la situazione da “Guerra fredda” rinnovatasi con gli Stati Uniti ed ammoniscono Turchia ed Arabia Saudita a non fare passi in grado di far scatenare un vero e proprio conflitto mondiale.

Tra gli obiettivi colpiti in Siria dalla Turchia vi è stata la base aerea Menagh, nei pressi della città di Azaz, da cui Ankara vuole che si ritirino i curdi perché troppo vicina al confine tra i due paesi.

Ad appesantire il clima ha contribuito anche la dichiarazione del presidente siriano Bashar al-Assad il quale si è detto intenzionato a riprendere il controllo di tutta la Siria. Queste affermazioni, però, hanno portato Kerry a chiedere molto perentoriamente a Damasco il rispetto degli impegni assunti e a Mosca e all’Iran di assicurare la loro attuazione, a meno che non si voglia costringere gli Stati Uniti ad un intervento di terra.

Sullo sfondo, comunque, restano i grandi successi militari maturati nelle ultime settimane dalle forze armate del governo siriano maturando sul terreno, soprattutto grazie ai bombardamenti dei russi, sia al nord nella provincia di Aleppo, la seconda città per importanza nel paese, sia a meridione verso la Giordania e le Alture del Golan, controllate da Israele.