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2013: ritorno al passato per l’agricoltura Dopo cento anni, la vendemmia a fine settembre

2013: ritorno al passato per l’agricoltura  Dopo cento anni, la vendemmia  a fine settembre

Può essere una buona occasione anche per sviluppare un turismo particolare, quello di coloro che cercano le antiche tradizioni della campagna. Tra queste quella della vendemmia che una volta era sinonimo di allegria e giovinezza. Del resto il 2013 può costituire anche un’occasione importante. Una vendemmia così non si preannunciava da anni. Bisogna andare indietro a lungo nella memoria per trovare le tracce di qualcosa di simile. Si parla di vendemmiare il Dolcetto d’Ovada doc e l’Ovada docg, la qualità superiore, a fine settembre. «Come succedeva cent’anni fa – dicono gli esperti – quando per le nostre uve non si conoscevano anticipi più o meno consistenti. Si vendemmiava tra la fine di settembre e i primi di ottobre». Le bizzarrie del tempo finiscono per incidere sulle date e sui raccolti, ma anche per farci tornare in quella che una volta era la norma.

«Sono stati previsti almeno 20 giorni di ritardo – conferma l’assessore provinciale all’Agricoltura, Lino Rava – per cui possiamo dire che andremo a fine settembre per i dolcetti e alla prima decade di ottobre per le barbere. Siamo ritornati ad un anno storicamente normale, come succedeva ancora circa 30 anni fa». Nei vigneti dell’ovadese l’uva è sana, bella, sta maturando per entrare nel pieno della sua potenzialità di gradazione. Ci sono tutte le premesse per una grande vendemmia.

«Quantità e qualità – aggiunge Rava – offrono oggi garanzie di un’annata eccezionale che dovrebbe distinguersi nell’albo d’oro dei nostri vini di punta come il Dolcetto d’Ovada e l’Ovada docg. Lo sviluppo e la maturazione sono in ritardo a causa del freddo e delle grandi piogge del primo periodo primaverile che hanno ritardato lo sviluppo dei germogli e parecchio la ripresa della attività in molte colture agricole, vigneti compresi. C’è stato un ritardo ma ora c’è il recupero».
Vendemmia bianca
Sulla base di circa 500.000 quintali di uve, dove prevale il Dolcetto, seguito da Barbera e Cortese, c’è tra i viticoltori dell’ovadese un notevole ottimismo, anche se nel territorio parecchi vigneti sono scomparsi e al loro posto si vedono terreni incolti.

Lo spiega bene Antonio Facchino, noto viticoltore dell’azienda Val del Prato di Rocca Grimalda. «Quello stop iniziale di primavera alle viti – sottolinea – è stato la causa diretta di un ritardo nella partenza dell’attività dei vigneti. Poi superato quel periodo che ci presentava vigne ancora ferme, c’è stata la partenza e il recupero. Oggi ci sono tutte le condizioni perchè la vendemmia 2013 possa essere ricordata. Non solo per la qualità e la quantità ma per il pregio delle uve e di conseguenza dei vini che ne deriveranno. L’eccezionalità sta anche nel fatto che sarà una vendemmia senza anticipi come accadeva moltissimi anni fa».

Nasceranno anche più opportunità di lavoro. «Potrà essere – chiariscono alla Confagricoltura provinciale – un’occasione per studenti dai 16 ai 25 anni utilizzabili nelle campagne per la raccolta dei prodotti e remunerati con i “voucher”, i buoni lavoro che comprendono la copertura assicurativa e non sono soggetti alle ritenute fiscali».
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Un consiglio viene dalla Cia, la confederazione agricoltori. «Invitiamo i viticoltori – dice il presidente zonale, Italo Danielli – a stipulare polizze assicurative contro le avversità atmosferiche, grandine in primis. E’ l’unica possibilità per non vedere andare in fumo il lavoro di un anno intero».

Enrico Barone